Chi sono
Il progetto di un interno nasce molto prima dell’arredo.
Il progetto è un sistema di relazioni: il compito dell'interior designer è trovare quella più semplice, naturale e necessaria.
Buongiorno,
grazie per essere arrivato fin qui.
Vorrei raccontarti qualcosa di me e del percorso che, nel tempo, ha costruito il mio modo di progettare.
Mi chiamo Laura Giacomelli, sono interior designer e fondatrice di InteriorLAB, con sede a San Giorgio in Bosco, in provincia di Padova. Lavoro soprattutto in provincia di Padova e, più in generale, in Veneto, seguendo progetti residenziali che possono coinvolgere un’intera casa oppure partire da un singolo ambiente, fino agli arredi su misura e alla fase della realizzazione.
Ogni progetto parte da chi abiterà quegli spazi. Dal suo modo di vivere la casa, dalle esigenze quotidiane, da ciò che funziona e da ciò che, invece, chiede di essere ripensato. È da qui che comincio a cercare il giusto equilibrio tra funzione, proporzioni, materiali e atmosfera.
Il mio percorso formativo non è nato dal mondo della decorazione o delle tendenze. È nato prima di tutto dalla tecnica: dal rilievo, dalla comprensione della struttura e dalla lettura dello spazio e del territorio.
Prima come geometra, poi attraverso gli studi e la laurea in Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Ambientale allo IUAV di Venezia, ho costruito la base tecnica della mia professione. A questa formazione si è affiancata un’esperienza molto concreta, arrivata in un momento in cui non pensavo ancora all’interior design e non immaginavo che sarebbe diventato il mio lavoro. Solo dopo ne ho riconosciuto la profonda coerenza: accanto ad architetti ho imparato a pensare il progetto come relazione tra misura, funzione, proporzione e costruzione.
Il contatto con la falegnameria e con la costruzione reale mi ha poi insegnato a osservare gli spazi partendo da ciò che normalmente non si vede. Un progetto, sulla carta, può sembrare risolto; è nel momento in cui prende forma che emergono davvero gli equilibri, i vincoli, la qualità dell’esecuzione e la distanza — oppure la coerenza — tra ciò che era stato pensato e ciò che viene costruito.
Nel tempo ho visto concretamente quali possano essere gli errori di un progetto quando le scelte vengono improvvisate in cantiere invece che pensate prima. Ho capito quanto conti fermarsi, ragionare, prevedere il modo in cui ci si muoverà e soprattutto comprendere come quello spazio verrà vissuto.
A questo percorso si è aggiunto più recentemente il Master in Interior Design, come ulteriore approfondimento di una direzione professionale già maturata attraverso esperienza, progetto e realizzazione.
Lavorando a stretto contatto con aziende artigiane, ho compreso anche quanto la qualità finale non dipenda soltanto dall’idea progettuale, ma dalla capacità di trasformarla davvero in materia costruita. Il progetto dà una direzione, ma poi ci sono le mani di chi conosce davvero il materiale, lo lavora, lo assembla e gli dà forma.
Ed è lì che ho capito che un interno non nasce per una fotografia.
Non nasce dal semplice accostamento di elementi che “sembrano stare bene insieme”, ma da qualcosa di molto più profondo: dall’equilibrio che si crea tra le parti e dal modo in cui quelle parti imparano a dialogare.
Un interno deve funzionare, durare, respirare ed essere vissuto.
Lo stesso principio esiste anche su scala più ampia.
Così come nell’urbanistica la qualità di una città nasce dalle relazioni tra viabilità, servizi, spazi pubblici e percorsi pensati prima della costruzione — come nel piano di Ildefonso Cerdà per Barcellona — anche in una casa ogni scelta modifica il modo in cui quello spazio verrà vissuto nel tempo. Quando queste relazioni funzionano, anche lo spazio cambia: respira meglio e accompagna la vita quotidiana in modo più naturale.
È qui che entra la responsabilità dell’interior designer: creare una casa realmente a misura di chi la abiterà, capace non solo di accogliere, ma anche di migliorare la qualità della vita quotidiana.
Gli impianti, i passaggi, le quote, la distribuzione degli ambienti, la posizione di una cucina o di un punto luce: una volta realizzati, restano. Trovano davvero il loro senso solo quando non restano scelte isolate, ma fanno parte di un progetto pensato nel suo insieme.
Nella grande scala come nella piccola, nulla vive da solo: ogni scelta modifica l’equilibrio dell’insieme. L’armonia non nasce dalla somma delle singole parti, ma dal modo in cui entrano in relazione tra loro.
Ecco perché il progetto, per me, viene prima dell’arredo. Perché è ciò che tiene insieme, che unisce, che collega il dettaglio al tutto.
Ed è qui che anche l’arredo smette di essere semplice riempimento dello spazio: diventa il punto di contatto tra spazio e vita, ciò che permette a quella struttura invisibile di prendere forma ed essere vissuta.
L’interior design non sostituisce il progetto architettonico: lo completa, lo interpreta e lo porta nella dimensione più quotidiana dell’abitare, raccogliendone una parte essenziale: il modo in cui lo spazio verrà realmente vissuto.
È una visione che sento profondamente mia e che riconosco nella cultura moderna del progetto, dal Bauhaus fino a designer come Dieter Rams, Bruno Munari e Philippe Starck. Con linguaggi diversi, ritrovo in tutti questi riferimenti una cultura progettuale: la stessa attenzione alla funzione, all’essenzialità alla qualità della vita.
Ed è forse questo l’aspetto più invisibile del progetto: le persone pensano di abitare gli spazi, ma in realtà, nel tempo, sono anche gli spazi ad abitare noi.
Laura Giacomelli, interior designer
InteriorLAB – interior design su misura
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